Presentazione

La storia dei nostri avi è come una droga che ci coinvolge un po’ tutti: in un era dove poche sono le certezze c’è l’esigenza inconscia di sentirsi radicati, specialmente per  quelli che hanno scelto o sono stati chiamati a spostarsi nel mondo per realizzare la propria vita.

Da anni ho l’idea irrealizzata di creare un sito con l’araldo di famiglia come home page e fare una raccolta colossale di dati, storie ecc.
La storia della nostra famiglia è importante e immensa, partendo dal presupposto che eravamo già stati creati nobili del sacro romano impero germanico prima ancora che il kahn dei mongoli iniziasse la conquista del mondo. L’origine della famiglia Tabarelli risale, come per tutte le famiglie della nobiltà austro ungarico tedesca, in un periodo ben determinato che è la prima metà dell’undicesimo secolo: ho notizie che risalgono al 1096.

Documenti antichi

Note di Ermanno Tabarelli, 17 feb 2007Comincio perciò a darti le mie prime note. I dati che ti trasmetto sono suffragati da documenti esistenti che però non cito per brevità. All’occorrenza posso eventualmente esplicitarli con maggior dettaglio.

Nel 1220 in due distinti documenti purtroppo attualmente dispersi, ma visti da Giancrisostomo Tovazzi, (un frate erudito trentino che nel corso del Settecento ha lavorato al riordino di diversi archivi civici) per la prima volta compare un Fato de turri Trilaci. Quasi sicuramente da questo nome – aferesi di Bonfato o Malfato – la famiglia riceve il cognome de Fatis.

Con l’inizio del Trecento cominciano a prendere consistenza atti e documenti in cui vengono nominati discendenti di Fato.

Dal 1307 al 1333 è ripetutamente menzionato Iohanis cond. Fati notarij e in un documento senza data ma assegnabile agli anni a cavallo del Duecento col Trecento è riportato un suo zio paterno nonché omonimo, Iohanes frater Fati not. de Terlacu.

Una ulteriore pergamena del 1336, attesta l’esistenza di Fatus filius ser Iohannis cond. ser Fati.

Il figlio di questo secondo Fato verrà chiamato Giovanni come il nonno. Infatti un Iohanne cond. Fati risulta presenziare nel maggio del 1356 alla stesura di un contratto agrario. Giovanni intraprese la carriera dei suoi progenitori e quasi certamente sul finire del Trecento, grazie al notariato, acquisisce la cittadinanza di Trento.

Dopo di lui la famiglia si dividerà in due distinti rami. Egli infatti ebbe tre figli: Paolo dal quale discende il ramo dei conti Terlago, Antonio, precursore dei Tabarelli, i soli che conserveranno il de Fatis come memoria del casato antico e Francesco di cui poco o nulla si sa.

Si ha quindi la seguente genealogia antica:

Fato I° (metà / fine XIII secolo)
padre di Giovanni I° (fine XIII secolo / prima metà XIV secolo)
padre di Fato II° (metà XIV secolo)
padre di Giovanni II° (metà / fine XIV secolo)
padre dei fratelli:
Paolo capostipite dei Terlago
Antonio capostipite di tutte le successive linee dei Tabarelli
Francesco

Paolo ebbe due figli, Antonio e Giovanni Conto mentre suo fratello Antonio ebbe il solo Paolo (dictus Tabarellus), cioè la persona che ricevette dai contemporanei, sembra per via di un corto tabarro comunemente indossato, il soprannome “tabarello” che diventerà il cognome distintivo della sua discendenza.

Nell’aprile del 1432 questi tre esponenti della famiglia de Fatis (Antonio, Giovanni Conto ed il loro cugino Paolo) ricevono a Parma, dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, la nobilitazione imperiale.

Sigismondo conferì come stemma un levriero nero rampante. Il decreto recita: “Nobilibus Antonio utriusque iuris perito ac Ioanne Conto fratribus quodam Pauli de Fatis de Terlaco et Paulo quodam Antonii de Fattis de Terlaco eius consanguineo”.
Nell’ottobre dell’anno successivo i tre de Fatis conseguirono anche la nobiltà vescovile per mano del Principe Vescovo di Trento, Alessandro duca di Mazovia, che concesse loro di aggiungere allo stemma l’aquila polacca.


Paolo “Tabarello” ebbe quattro figli:

Gasparino capostipite della linea di Terlago
Francesco capostipite della linea di Faver – Cembra
Tommaso capostipite della linea di Vigolo Vattaro – Trento
Giovanni capostipite (1795-1859) della linea di Rallo – Tassullo

All’uno o all’altro di questi quattro fratelli si riconducono tutti indistintamente i Tabarelli, i Tabarelli de Fatis ed i Tabarelli de Fatis Terlago sparsi per il mondo. 

I rami delle famiglie di Tabarelli

Altre note storiche sono del Dr. Gian Maria Tabarelli de Fatis precisano l’origine dei vari rami di Tabarelli.

La famiglia è originaria di Terlago, piccolo paese a ovest di Trento sulla strada per le Valli Giudicarie e del Sarca.

La famiglia si è poi divisa in quattro rami: l’uno è rimasto a Terlago, il secondo è andato in Val di Cembra (a Faver), il terzo a Tassullo (Val di Non) e il quarto a Vigolo Vattaro (e poi a Trento).

Il ramo di Terlago esiste ancora, numeroso, ed ha alcuni esponenti nella vita pubblica locale. I suoi componenti vivono ancora nel paese. Ed alcuni a Trento. Da questo ramo partirono alcuni componenti che dettero origine a una famiglia di Bolzano (da non confondere con quelle staccatesi da Faver più sotto ricordate) e a una famiglia di Innsbruck, oggi divisa in più rami.

Il ramo di Tassullo si è estinto.

Il ramo di Faver – nato poiché il capostipite vi si trasferì in seguito al matrimonio con Caterina de Barbi, la cui famiglia era feudataria di Castel Grumés (oggi distrutto), si dilatò poi a Cembra, Cavalese, Arco, Riva, Rovereto, Nave S. Rocco, Ala, Milano, Bolzano, Bologna, Roma. Non ha più nessun rappresentante né a Faver né in valle.

Il ramo di Vigolo Vattaro nato anche per un matrimonio in quanto il capostipite sposò Dorotea di Montebello di famiglia della Valsugana e vi si trasferì – il castello era vacante – per essere più vicino alle terre della moglie, è ridotto attualmente a quattro membri: padre, due figli e sorella del padre. Stanno a Trento.

A questo ramo si deve la ricostruzione (inizio a cavallo tra il 1400 e il 1500, fine nella seconda metà del 1700) del palazzo Tabarelli di Via Oss Mazurana di Trento, oggi sede di una banca. Allo stesso l’abbellimento e l’ampliamento del Castello di Vigolo. Castello che, ridotto ad una completa rovina, è stato da me rilevato trant’anni or sono e completamente restaurato. (Io sono del ramo di Faver trasferitosi poi a Cavalese – dove oggi ci sono solo tre discendenti femminili, ottantenni o più – poi ad Arco – dove non c’è più nessuno – quindi a Bolzano – dove esistono ancora dei cugini – e infine a Milano).

Origine

Tutti i rami ebbero origine da PAOLO DE FATIS TERLAGO “dictus” TABARELLUS (data di nascita sconosciuta, morto nel 1469), il quale, insieme con i cugini ANTONIO e GIOVANNI CONTO (che diedero origine alle famiglie Terlago de Fatis), fu nominato nobile del S.R.I. dall’Imperatore Sigismondo nel 1432. L’anno successivo il principe Vescovo di Trento Alessandro di Mazovia potenziò lo stemma. Nel 1530 l’imperatore Carlo V concesse alla famiglia un motto (“magnanimo potuisse sat est”; l’altro motto “fatis credite – credite fatis – fallere nesciunt” è patrimonio da sempre, ma non si sa quando e da chi sia stato dato).

I rami di Faver, Castel Vigolo e Tassullo ebbero origine nella seconda metà del ‘400 ad opera dei figli di Paolo. In seguito i rami di Faver e Vigolo Vattaro ebbero il titolo di cavaliere aurato e conte palatino. Il ramo di Vigolo Vattaro ebbe nel 1790 dal Principe Elettore di Baviera il titolo comitale del S.R.I.

Il solo ramo di Faver è iscritto al Libro d’Oro della Nobiltà Italiana (conferma di Vittorio Emanuele III del 1925) in quanto l’unico che presentò la documentazione necessaria dopo l’annessione all’Italia del Trentino.

La famiglia Terlago, che deriva dall’Antonio sopraricordato in quanto il ramo di Giovanni Conto si inaridì molto presto, si è estinta pochi anni or sono e l’ultimo rappresentante ha lasciato erede del nome e della sostanza (a Terlago c’è un castello) il nipote Marchese Sandro Pallavicino, il quale oggi aggiunge al proprio il cognome Terlago de Fatis.

Sulla famiglia Tabarelli de Fatis esiste una pubblicazione stampata a Bassano sul finire del ‘700, che riporta tutti i testi dei diplomi originali di nobiltà e molti documenti successivi, una copia della quale è alla Biblioteca Marciana di Venezia, il cui titolo è Nonnulla documenta familiae de Trilaci et de Trilaci de Fatis Tabarella.

Tabarelli e Tabarelli de Fatis

Il cognome TABARELLI era in origine un soprannome. Inizialmente la famiglia era conosciuta solamente come DE FATIS, dal patronimico FATUS, e, aggiungendo come d’uso allora il luogo d’origine, DI TERLAGO.

Fino a quasi tutto il 1700 i membri di questa famiglia si sono sempre chiamati TERLAGO DE FATIS (e DE FATIS TERLAGO) “dicti” o “cognominati” TABARELLI.

Nell’aprile del 1432 questi tre esponenti della famiglia de Fatis (Antonio, Giovanni Conto ed il loro cugino Paolo) ricevono a Parma, dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, la nobilitazione imperiale.
Sigismondo conferì come stemma un levriero nero rampante. Il decreto recita: “Nobilibus Antonio utriusque iuris perito ac Ioanne Conto fratribus quodam Pauli de Fatis de Terlaco et Paulo quodam Antonii de Fattis de Terlaco eius consanguineo”.
Nell’ottobre dell’anno successivo i tre de Fatis conseguirono anche la nobiltà vescovile per mano del Principe Vescovo di Trento, Alessandro duca di Mazovia, che concesse loro di aggiungere allo stemma l’aquila polacca.

Paolo “Tabarello” ebbe quattro figli:

Gasparino capostipite della linea di Terlago
Francesco capostipite della linea di Faver – Cembra
Tommaso capostipite della linea di Vigolo Vattaro – Trento
Giovanni capostipite (1795-1859) della linea di Rallo – Tassullo
All’uno o all’altro di questi quattro fratelli si riconducono tutti indistintamente i Tabarelli, i Tabarelli de Fatis ed i Tabarelli de Fatis Terlago sparsi per il mondo.

Alcune famiglie hanno conservato l’aggiunta de Fatis, mentre altre l’hanno abbandonato, ma sembra che tutti i Tabarelli provengano dalla stessa origine.

Significato del nome TABARELLI

Si è molto ricamato sulla nascita del soprannome Tabarelli, tirando in ballo anche il gesto di San Martino ripetuto da un membro che avrebbe dato il suo “tabarro” ad un povero. In realtà era un soprannome derivante dal possesso di alcuni prati nei quali passava il Rio Tavarel. Nei documenti poi la “v” è diventata una “b”. Dalla voce dialettale tabar, che indica un mantello o un pastrano, con bavero, portato come segno di distinzione da coloro che ricoprivano un particolare ufficio. Col termine tàpe   s’indicava una persona in buono o cattivo arnese; riferito alle arti o mestieri, tàpe poteva indicare chi si assestava o si acconciava provvedendosi di vestiti.

Il cognome TABARELLI era in origine un soprannome. Inizialmente la famiglia era conosciuta solamente come DE FATIS, dal patronimico FATUS, e, aggiungendo come d’uso allora il luogo d’origine, DI TERLAGO.

Si è molto ricamato sulla nascita del soprannome Tabarelli, tirando in ballo anche il gesto di San Martino ripetuto da un membro che avrebbe dato il suo “tabarro” ad un povero. In realtà era un soprannome derivante dal possesso di alcuni prati nei quali passava il Rio Tavarel. Nei documenti poi la “v” è diventata una “b”. Fino a quasi tutto il 1700 i membri di questa famiglia si sono sempre chiamati TERLAGO DE FATIS (e DE FATIS TERLAGO) “dicti” o “cognominati” TABARELLI.

(Note storiche di Dr. Gian Maria Tabarelli de Fatis)

Da “Documenta”

Paulo di Terlacho, creato nobile del Sacro Romano Impero dall’Imperatore Sigismondo (Doc. 1) da cui discende il ramo della Famiglia de Terlago chiamata de Tabarelli; di qui la provenienza del cognome: poiché Paulo veniva chiamato Tabarello come si può vedere dal Diploma di Alessandro vescovo. (Doc. 2)

A proposito del nome Tabarelli

Altro esempio di aggiunta di veri cognomi (come anticamente era avvenuto per quello de Fatis della Famiglia di Trilaco come sopra) lo si può rilevare dalla stessa famiglia Terlago nel ramo, ossia della linea Tabarelli denominata così accidentalmente all’inizio del secolo quindicesimo e così questa denominazione si impose in modo sia che gli Imperatori e principi, ma anche loro stessi si firmavano – Terlago de Fatis Tabarelli, ossia Tabarelli de Fatis, o solamente Tabarelli, aggiungendo così al vero Cognome de Terlago l’antica aggiunta de Fatis, e in seguito Tabarelli, e talvolta solo de Fatis, in modo tale che da questi continui e frequenti documenti nessuno parla di simile aggiunta, e che Tabarellus fosse il loro vero Cognome; lo si può vedere anche nel fol. 446 not. A del Volume Primo di “Notizie Istorico critiche intorno al B. Martire Adalpreto Vescovo &” dove parlando di Tommaso Tabarello dice: “Questi pur anche merita luogo tra gli Scrittori Tirolesi non meno di Donato Vincenzo della nobile antica famiglia Terlaga”.  (Doc. 13, pag. 21) Da “Documenta”

Che poi il termine Fati fosse un nome, non appare solo da quanto detto sopra, ma viene confermato da un certo Documento del 28 Ottobre 1338 richiesto da un certo Nicola notaio del signore Parisi riguardante la permuta fatta di certe Regole tra il signore Avanzio, rettore della cappella di S. Andrea di Terlago e il comune di Terlago, al quale tra altri intervenne come testimone il signor Bartoldo di Terlago, ci sono le formalità “Praesentibus Domini Bertoldo de Trilaco q. Domini Petri filii q. Fati” come se il nonno di Bertoldo da Terlago si chiamasse Fati di nome non di cognome, e siccome il detto Bertholdo viveva nel 1338 quando suo padre Pietro era già morto, il nonno Fati era vissuto certamente prima del 1300.

Anche altrove in quelli stessi tempi si trovava lo stesso nome Fati, e precisamente nell’anno 1279 tra i mercanti di Verona si nominava un Ser Fatus tinctor, come si legge nel fol. 74 del Volume del 1765 anche nel 1160 si legge nel volume stampato a Trento nel 1754 fol. 23, dal titolo “Disertazione intorno la Santitate e martirio del Beato Dalpreto” Fatolinus Notarius de Verona –

Del resto che la parola Fati, oppure de Fatis fosse aggiunto al cognome di Terlago solo accidentalmente lo si può vedere anche dalla Matricula Civica Tridentina renovata anno 1577, la quale, nominando i Terlago, & Tabarelli dice: “La famiglia, o sia casa Trilacha, e Tabarella, ambe anticamente dette dii Fati“. La qual cosa indica chiaramente che questo non era il loro cognome, ma soltanto dette così abusivamente come afferma evidentemente la parola dette, cioè, se fosse stato il vero cognome, non avrebbe detto dette, ma il cui cognome era de Fatis. (Doc. 13, pag. 22) Da “Documenta”

Genealogia e discendenti di Antonio de Fatis Tabarelli

Facciamo fede e attestiamo che la Nobile Famiglia di Terlago con questo atto a Trento che è per propria origine nobile dal 1363. Quelli appartenenti a questa famiglia, allora viventi nel rinnovamento delle investiture a loro fatte da questa curia feudale non soltanto vengono riconosciuti chiamati e nominati nobili, ma anche discendenti e generati da padre nobile: della quale Famiglia Terlago, Antonio ricevette dall’Augustissimo imperatore Sigismondo con privilegio dato a Parma il 5. Aprile del 1432 il titolo nobiliare del Sacro Romano Impero con tutti i suoi discendenti all’infinito, privilegio che fu riconosciuto, accettato e approvato dal vescovo Alessandro Duca di Mazzovia, nel 1433 il 17 ottobre: Del soprannominato Antonio, il figlio Giovanni cavaliere aurato e consigliere degli Augustissimi imperatori Maximiliano Primo e Carlo Quinto, dalla moglie Leonella contessa di Lodron ebbe tra altri il figlio Giorgio, il quale dalla moglie Laura Castelletti ebbe il figlio Pietro, che da Barbara da Prato signori di Segonzano lasciò tra altri il figlio Francesco, il quale dalla moglie Elisabetta Baronessa Pezzan de Castro Belfort ricevette tre figli cioè Pietro, il quale  nel 1636; fu creato cavaliere dall’imperatore Ferdinando; ma da Lelia Contessa di Lodron non ha lasciato alcun figlio maschio; il secondo Bartolomeo il quale con Brigitta Contessa di Spaur ebbe il figlio Francesco Carlo, che da Theresa Pedroni de Clappis lasciò il figlio Sigismondo Adamo, attualmente vivente. Inoltre, il sopranominato Francesco da Elisabetta Baronessa Pezzen ebbe un terzo figlio di nome Francesco, che da Cattarina L: Baronessa da Prato ebbe il figlio Giovanni Antonio che da Maria di Stocher ebbe il figlio Francesco, che dalla moglie Antonia Cazzuffu di Panbergg ebbe i figli Antonio, & Vincenzo.

Tutte questi dati corrispondono a verità, e dai documenti presentati sono stati da noi legittimamente approvati e perciò abbiamo dato le presenti Lettere testimoniali a Trento dalla Cancellaria del Castello del Buon Consiglio il giorno primo di Novembre 1766.

I.B. A. de Albertis, Canc. Philippus Manci, Sec. (Doc. N. 41) Da “Documenta”

Storia della Famiglia Terlago
di Verena Depaoli

STORIA DELLA CASATA DEI SIGNORI E CONTI DI TERLAGO

(compilata da Francesco Conte Terlago 1959/60)

Da tempi remoti, cioè da quando è possibile conoscerne la storia, la famiglia Terlago ha avuto la propria residenza nel villaggio di Terlago (Trilacus o Terlacus) presso Trento e sussiste la possibilità che anche gli antenati di colui che è conosciuto finora come capostipite della casata siano vissuti a Terlago. Questo primo antenato, al quale al quale si può storicamente risalire, è “Fatus de Trilaco, Notarius Trilaci” così nominato in molti documenti della prima metà del XIV secolo, il quale visse nella prima metà o attorno alla stessa metà del XIII secolo. Egli è il capostipite della ininterrotta e storicamente accertata genealogia della famiglia Terlago, come pure dei Signori, rispettivamente degli estinti conti de Tabarelli de Fatis. I suoi discendenti, e precisamente i Terlago fino al cinquecento e i Tabarelli fino ai nostri giorni, presero da lui e portarono il nome “de Fatis” mentre i discendenti della famiglia Terlago non sono mai, o quasi mai, nominati nei documenti senza il nome “ de Trilaco”, espresso questo nella forma usata nei rispettivi secoli.

LA FAMIGLIA TERLAGO (de FATIS) NEL XIII E XIV SECOLO Il nominato Fatus de Trilaco viene menzionato nei documenti nella prima metà del XIII secolo, come padre, rispettivamente nonno di un Giovanni e di un Fatus (II). I documenti (atti notarili) indicano che anche i suoi discendenti erano notai a Terlago e contengono per lo più trascrizioni di proprietà a Terlago e dintorni. Egli viene quasi sempre nominato “Ser Fato, quondam Ser Johannis quondam Ser Fati de Trilaco, Notarii”.

Oltre a questo Giovanni(I), Fatus(I) ebbe altri discendenti, le cui famiglie però, per quanto è noto, si estinsero o sparirono.

Circa le origini di Fatus (I) non si sa nulla di preciso. In due atti notarili della fine del XVIII secolo, contenenti dichiarazioni del noto storico di quel tempo P: Gian Chrisostomo Tovazzi di Trento, Fato viene denominato, nell’anno 1220, “de turri Trilaci” e preciamente in un documento nel quale egli testimonia davanti all’allora vescovo di Trento, Adalpreto de Ravenstein, in favore degli eredi del defunto vescovo Federico von Wangen e in altro documento nel quale il vescovo gli conferma che egli, Fato, è autorizzato a riscuotere un dazio sulla strada che collega Terlago alla Valle di Non, dietro impegno di provvedere alla sicurezza pubblica sulla stessa via di comunicazione.

La quasi ereditaria professione notarile, lungo l’arco di quattro generazioni, nella famiglia Fato, permette constatare anche, secondo gli scritti dell’Ausserer, che in quell’epoca i notai appartenevano quasi esclusivamente a famiglie nobili.

Essi avevano diritto al titolo di “Ser”, conferito loro nei documenti anche quando essi appartenevano a famiglie nobili e come tali aventi diritto al titolo di “Dominus”, titolo che in quell’epoca era riservato solamente ai nobili o ai loro pari, a fine di stabilire una severa distinzione delle classi sociali. Con questa tesi concorda il fatto che, secondo un citato documento dell’anno 1328, Bertoldo, un discendente di Fato che non era notaio, portava il titolo di “Dominus”.

Per quanto infine riguarda il non comune nome di “Fatus”, questo deriva secondo il parere degli esperti, dall’abbreviazione neolatina dei nomi “Bonfatus” o “Malfatus”. A questo proposito è da rivelare che un nome simile appare anche su un’antica pietra romana ritrovata a Castel Toblino. I Fati menzionativi vengono interpretati quali membri di un associazione sacerdotale di quella zona.

Il sopra nominato Fatus (II), figlio di Giovanni (I) e nipote di Fato (I) continuò la famiglia attraverso un figlio, Giovanni (II), il quale fu notaio a Terlago come i suoi ascendenti e cugini e fu investito, il 9 febbraio 1366, dal vescovo di Trento Alberto von Ortenstein, dei feudi restituiti, da Aldrighetto de Castel Terlago, feudi che sono disegnati nell’atto di investitura, come “Rectum, antiquum et nobile feudum”.

Giovanni (II) ebbe a sua volta tre figli: Franciscus, di cui si hanno notizie da un documento dell’anno 1407, nel quale si dice che egli rinuncia, in favore del figlio Francesco, ad una casa a Trento, casa acquistata dal padre Giovanni, nel 1377, dalla proprietà di Simone di Castro-Campi et Toblini.

(i due documenti sono citati nella pubblicazione di Giuseppe de Castel Terlago “Origini delle famiglie nobili… del Trentino” redatta negli anni 1807-1814 e attualmente custodita nell’archivio Negri di S. Pietro a Calavino).

Il secondo figlio è Antonio, del quale si parlerà nel prossimo capitolo, nella sua veste di capostipite della famiglia Tabarelli.

Il terzo figlio è Paolo, notaio a Trento, Civis Trintinus e Massarius (amministratore dei diritti vescovili), che è menzionato in documenti relativamente numerosi e dal quale discende la famiglia Terlago.

Si ha quindi, da una parte per gli odierni conti Terlago, dall’altra per tutte le famiglie Tabarelli, la seguente genealogia :

Ser Fatus (I) de Trilaco (nella prima metà e attorno alle metà del XIII secolo)

Padre di Ser Giovanni (I) (nella prima metà del XIV secolo)

Padre di Ser Fatus (II) ( nella prima metà e attorno alla metà del XIV secolo)

Padre di Ser Giovanni (II) (nella metà del XIV secolo)

Padre dei fratelli

Ser Paolo (a cavallo dei secoli XIV e XV)

Padre dei fratelli

Ser Paolo (a cavallo dei secoli XIV e XV)

Capostipite degli odierni conti Terlago

Dr. Antonio (I)

Capostipite dei Tabarelli

Da: Guida cognomi del Trentino, a cura di Aldo Bertoluzza, Danilo Curti, Giuliano Tecilla. Supplemento a L’Adige. SIE, Società Iniziative Editoriali, Trento, 1998.

Altri portatori del nome TERLAGO nei secoli XII, XIII e XIV

Come appare da molti documenti in questi secoli vissero numerose famiglie e singole persone che, senza essere imparentate con la famiglia Terlago de Fatis o anche, spesso, senza essere imparentate fra loro, portarono il nome Terlago.

Innanzi tutto, è da citare la cosidetta famiglia “Domus de Trilaco”. Questa famiglia di cavalieri, che possedeva molte proprietà a Terlago e dintorni, risale ad un Aliprando de Terlacu, che compare come testimone in un documento del 7 marzo 1124; in base a questo atto il vescovo Altmann di Trento concede ai cittadini di Riva l’autorizzazione a costruire un castello per la loro difesa.

Quale “Domus de Trilaco” questa famiglia appare nella cosiddetta “Carta de Columellis”, nella quale è registrata la chiamata alle armi del principato trentino, in occasione della calata a Roma dell’imperatore Enrico VI nel 1191, e nella quale viene precisato il grado e il compito dei singoli vassalli, fra i quali anche Domus de Trilaco. Infine, la Domus de Trilaco viene nominata ancora una volta e precisamente per l’ultima volta, sotto questo nome, in un atto del 17 luglio 1208.

Quivi la “Curia nobilium vassallorum” di Trento sentenza nei riguardi di una protesta di alcuni contadini di Covelo (presso Terlago) asserviti alla Domus de Trilacco, i quali asserivano di sottostare non ai Trilacco, ma al vescovo di Trento di allora, von Wangen. La curia respinse la protesta e stabilì che quei servi della gleba appartenevano da oltre 80 anni alla Domus Trilaci. Tutti questi documenti sono contenuti nelle pubblicazioni di Bonelli “Notizie della chiesa di Trento” e “Monumenta ecclesiae Trentine”, come pure nel Codex Wangianus. Sembra che, in seguito, la comunità della Domus Trilaci si sia sciolta e che una parte dei suoi componenti si sia dedicata alla professione notarile a Trento. Per esempio, risulta che Muso de Trilaco (et Vezzano), di cui si parla nel documento del 1208, si sia trasferito a Trento, dove egli, notaio, morì lasciando due figli, Giacobino e Gerardo. Quest’ultimo ebbe a sua volta un figlio di nome Muso, che appare in molti atti quale notaio e che morendo lasciò i figli Alberto e Gerardo, ambedue notai a Trento, nonché la figlia Elisabetta; a questa il vescovo Egno di Trento, della casata dei conti di Appiano, lasciò in eredità, nel suo testamento del 25 maggio 1273, un lascito in denaro, specificando che detto lascito era concesso a “ Helisabete, nipoti nostre, natae quondam Musonis Notarii Tridenti”.

Rimane il dubbio se la denominazione “nepoti”, cioè nipote, è da interpretare come relazione di parentela. (vedi “Urkunden des Capitelarchivs v. Trient” del Dr. Ausserer).

I successori nella proprietà della “Domus Trilaci”, nella prima metà del XIII secolo, sono i fratelli Adelpreto e Aldrighetto, che si denominavano “de Castello de Terlago” per il fatto evidente che erano padroni del castello di Terlago e che sono i progenitori della nobile discendenza omonima, protrattasi fino ai giorni nostri. I loro padri non sono noti, ma non è da porre in dubbio un legame di parentela con i membri della “Domus Trilaci”, come appare da numerosi documenti. ( a questo proposito vedi l’approfondito resoconto, comprendenti i presunti alberi genealogici di tutti i rami e discendenti della famiglia de Castello de Terlago nel XIII e XIV secolo, redatto dal conte Enrico Giovanelli a Innsbruck negli anni 1952/1953). Altri rami della famiglia Castello de Terlago erano proprietari della torre “Braidon” (detta anche delle Milizie) e situata all’ingresso del paese di Terlago; parte di questi si estinse nel XVI secolo e parte lasciò discendenti sotto altro nome (Gislimberti).

Documentata è invece l’esistenza di un Bertoldo de Trilaco che cede, il 24 luglio 1257, la sua casa ad Arco a Sodeger de Tito, luogotenente di Ezzelino da Romano a Trento e dallo stesso la riceve poi come feudo. Poco tempo dopo (il 6 giugno 1259) il di lui figlio Nicolò e i figli di costui, Bertoldo e Guglielmo, vengono sciolti dal vescovo Egno dalla scomunica e dall’interdizione, nelle quali essi erano incorsi assieme agli Arco, per il fatto che avevano parteggiato per Ezzelino e Romano. E inoltre il 30 luglio 1315 essi vengono accolti nella “Macinata nobilium”, cioè nei milites della Chiesa di Trento e vengono reinvestiti dal vescovo Enrico dei loro antichi feudi (Bonelli, 11 S. 654). Pertanto, è da rilevare infine che poco prima, cioè il 12 dicembre 1261, Riprando di Arco aveva riscattato il sopra nominato Nicolò, assieme ai figli e alle famiglie, dallo stato di soggezione nel quale era caduto nei confronti della casata degli Arco (Archivio vescovile Tr. C. 29 N 9).

Con ciò hanno fine le notizie su questa famiglia Trilaco, le cui relazioni con le omonime famiglie residenti a Terlago sono rimaste completamente all’oscuro.

Pubblicato da Giuseppe Tabarelli

Nato nel 1941 a Faedo (Trento), Salesiano di don Bosco dal 1958, sacerdote dal 1973.‎ In Germania (1964-1970), ho fatto due anni di tirocinio pedagogico a Berlino e quattro anni di ‎teologia in Baviera, conseguendo in questo periodo anche il Grosses deutsches Sprachdiplom che ‎abilita all’insegnamento del tedesco. Dal 1970 al 1986 ha lavorato presso la editrice LDC di Leumann-Torino curando la produzione dei settori ‎audiovisivi e musicale. ‎ Bibliotecario all’Università Salesiana dal 1986-1997 e dal 2008 al 2014. Diplomato alla Scuola di ‎Biblioteconomia Vaticana nel 1988, ho curato la formazione di decine di bibliotecari e ‎introdotto l’automazione nella biblioteca UPS e molte novità tecniche, creando tra l’altro il sito ‎web e una apprezzata guida descrittiva della biblioteca. Sono stato uno dei quattro fondatori e primo direttore della rete informatica URBE che collega a ‎Roma 18 biblioteche universitarie pontificie. ‎ Dal 1997 è stato attivo in Russia nel Centro Salesiano Don Bosco di Gatčina. Ottenuta una ‎licenza editoriale, ho fondato e diretto una editrice pubblicando centinaia di libri in russo. Ho ‎fondato e diretto per cinque anni l’edizione russa del Bollettino Salesiano e creato il primo sito ‎salesiano in lingua russa (+inglese, italiano e tedesco). Sempre in Russia ho lavorato in tipografia e ‎svolto anche azione didattica insegnando italiano e tedesco. Rientrato in Italia nel 2008, ho diretto la nuova biblioteca UPS, recuperando diversi progetti ‎sospesi durante la nuova costruzione. Dal 2017 al 2020 sono stato a Torrita di Siena come viceparroco. Attualmente sono vice-parroco a Rivoli (Torino)

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